Rosario

ROSARIO
CATECHESI

Presento qui le brevi riflessioni su ogni mistero, che ho pubblicato su “Temi di Predicazione – Omelie” n. 4, 2011 pag. 170 ss.
Queste riflessioni sono pensate in forza di un personale inmpegno nel far diventare la “nostra recita del Rosario” un momento di creatività e partecipazione con la “nostra” storia personale e con la vita di tutti i giorni.
Suor Ginevra Maria Rossi, O.P. (Segretaria del Movimento Internazionale della Gioventù Domenicana) ci ha regalato alcuni spendidi flash su ciascun mistero: è un esempio per stimolare ulteriormente la nostra creatività.
Questa mia proposta si può utilizzare per la recita privata e comunitaria… dovunque e con chiunque.
Per una recita del Rosario “biblico”, secondo una bella consuetudine che sta prendendo piede, (è vivamente consigliata da Giovanni Paolo II in “Rosarium Virginis Mariae”) vengono indicati, all’inizio di ciascun mistero, vari passi della Scrittura. Oltre ai passi direttamente interessati al mistero da contemplare, ne trovate altri, anche dell’A.T., che possono essere letti e sui quali portare la riflessione e la preghiera.
Quando pregate ricordatevi anche di me e di tutti coloro che mi hanno aiutato nella stesura di questo libretto, sia con la loro collaborazione attiva: Mauro Dadea, Suor Ginevra, che con l’incoraggiamento: tantissimi.
fra Alberto Fazzini, O.P.

 

Nota Bene: il libretto è stampabile. Meglio se fronte-retro.

Quaresima 2021

RIPRENDIAMO LA CATECHESI SUI SACRAMENTI CHE CI ACCOMPAGNERÀ PER TUTTA LA QUARESIMA.

Abbiamo già parlato dei “sacramenti in genere” e trovate tutto a questo link:http://www.predicazione.it/catechesi/CATECHE_LUGLIO_2020/I_Sacramenti_in_genere.html

Del sacramento dell’Eucaristia:

http://www.predicazione.it/catechesi/CATECHE_LUGLIO_2020/Eucaristia_e_Celebrazione.html

E del sacramento della Penitenza (Confessione)

Ci resta da parlare dei Sacramenti:Battesimo, Cresima, Matrimonio, Ordine sacro e Unzione degli infermi.

Eucaristia e Penitenzasono i due sacramenti che ci coinvolgono maggiormente perché con questi sacramenti ci “confrontiamo” tutti i giorni; gli altri, pur essendo ilPERNOdella vita cristiana, li sentiamo emotivamente più distanti…forse anche perché non li conosciamo abbastanza!!! Il mio Maestro san Tommaso dice che non si può volere niente se prima non si conosce…

QUESTO È IL NOSTRO PROGRAMMA:

18 febbraio 2021        1 – Liturgia e sacramenti in genere

25 febbraio 2021        2 – Sacramenti in genere

4   marzo     2021        3 – Battesimo

11 marzo     2021        4 – Cresima e Unzione degli infermi

Nov-Dic 2020 – Progetto calendari

 NOVEMBRE DICEMBRE 2020: PROGETTO E CALENDARI

19 novembre giovedì ore 19:00 

Incontro sul messale e le parti della Messa.

Spiegazione delle varie parti e quindi discorso sia sulla eucarestia.

Pane e vino sono gli alimenti più comuni e semplici che abbiamo: come mai a scelto questi? Forse è un invito a una comunione frequente come frequentemente mangiamo il pane e beviamo il vino? Leggere a Messa: se la Bibbia è la parola di Dio, è prestare la voce a Dio. Leggere per gli altri e quindi preoccuparsi che gli altri capiscano non solo che sentano che si sta leggendo.

 

26 novembre giovedì ore 19:00

Perché la messa a casa non “vale” (soddisfo il precetto)?

Quando bisogna fare la comunione?

Posso fare la comunione se sono nel peccato? La Messa senza fare la comunione “vale”?

Ogni quanto tempo bisogna comunicarsi?

QUESTION TIME: quando la facciamo?

 

3 dicembre giovedì ore 19:00 

Il padre Daniele vi parlerà della confessione, la sua storia la sua evoluzione nel tempo, fino ai nostri giorni.

 

10 Dicembre giovedì ore 19:00

Parleremo ancora della confessione cercando di rispondere alle vostre domande, dubbi e perplessità.

Quali peccati bisogna confessare? Vengono assolti tutti i peccati? Che significato ha la penitenza? I peccati vengono perdonati completamente? Per avere il perdono dei peccati che cosa bisogna fare? Solo confessarsi? Cos’è la contrizione? E l’attrizione? Perché si chiama atto di dolore o di contrizione? È sempre obbligatorio recitarlo? Da quale confessore andare? E se ci vergogniamo? Ogni quanto tempo bisogna confessarsi?

 

17 Dicembre giovedì ore 19:00

Abbiamo concluso il discorso sulla CONFESSIONE

La Chiesa: nostra possibilità di salvezza

LA CHIESA: LA NOSTRA POSSIBILITA’ DI SALVEZZA

CATECHESI

Come abbiamo visto, la Chiesa, dopo la venuta dello Spirito Santo, che fa parte del piano B perché è il Figlio che Lo invia a completamento della sua opera, prende coscienza di sé e annuncia il Vangelo.

All’inizio, gli Apostoli e i loro discepoli hanno dovuto inventare tutto. Negli Atti degli Apostoli è raccontato tutto questo quando raccontano del modo di “misionare” di Paolo e dei suoi compagni. Incontrano i problemi delle mentalità diverse, delle lingue diverse, delle fedi diverse, della vita sociale diversa; vengono ascoltati, cacciati, picchiati, imprigionati, messi a morte ma nulla temono perché: “tutto posso in Colui che mi dà la forza” (Filippesi 4,13) e il sangue dei cristiani diventa seme per nuovi credenti.

…E quando ti trovi a Filippi sul supposto luogo del battesimo di Lidia – la prima europea battezzata – il pensiero vola e le emozioni sopraggiunte ti bloccano il dire e prepotentemente Paolo e Compagni con tutte le loro fatiche, i loro kilometri percorsi passo dopo passo, la loro testimonianza alla Parola, fanno irruzione nella tua mente e nel tuo cuore e… taci.

Poi gli orizzonti cambiano, si allargano e la Parola che salva viene portata in tutto il mondo: fino all’estremità della terra.

In tutti questi secoli di vita della Chiesa troviamo Apostoli di Gesù in tutte le parti del mondo: spendono la loro vita per la salvezza dei fratelli.

Spesso anche questi hanno testimoniato con il loro sangue la veridicità del loro annuncio. Sempre hanno condiviso con i popoli dove sono arrivati e abitano – perché ancora oggi operano e abitano – oltre che la fede, anche un modo di vivere più attento alla dignità dell’uomo, immagine di Dio, che vale tutto il Sangue di Gesù Cristo dal quale è stato salvato.

Abbiamo tutti degli amici che sono partiti lasciando tutto e tutti: da una vita più “comoda” agli affetti più cari. Amici che si spendono per Gesù Cristo in terre lontane non solo geograficamente dalla loro casa. Ora la loro casa è questa dove vivono con questi nuovi affetti (… riceve cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna. Marco 10,30), dove si capisce BENE che Dio è PADRE di tutti gli uomini e per questo li vuole tutti salvi. Qui ogni giorno è Natale!

Ho avuto la grazia di fare il missionario, purtroppo solo per dei tempi brevi e determinati anche accompagnato da dei laici con i quali condividere l’esperienza. Ho capito bene cosa vuol dire Isaia:

“Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero di lieti annunzi
che annunzia la pace,
messaggero di bene che annunzia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio”. Isaia 52,7

E ho capito tante altre cose…

Ricordo vividamente, come se fosse oggi, la prima volta che mi trovavo lì: ero solo sdraiato sul lettino nella mia stanza durante una pioggia torrenziale, di quelle che si vedono solo ai tropici e mi è passato davanti il “film” della mia vita… sono andato in crisi! E allora giù propositi, progetti e quant’altro mai per recuperare in qualche modo, e animazione e coinvolgimento degli amici… ma essere là è tutt’un’altra cosa!

Mentre scrivo passano certamente davanti a voi immagini della nostra missionarie, per chi c’è stato, luoghi che vogliono rendere quasi concreto questo mio scritto, dove si vede bene che Dio vuole salvi tutti gli uomini enoioggi siamo il suo strumento.

La missione di Dolores non è più seguita dai nostri Padri, ma loro, tutti e due, sono rimasti uno in Guatemala e l’altro in Nicaragua. Chissà perché…

Intanto noi diamoci da fare per creare nel nostro cuore, nelle nostre scelte di vita, uno spiazzo adatto a piazzare la tenda. Quando sentiremo il martello che pianta in noi i pioli*, quel giorno è Natale!  Auguri a tutti.

 

*= Mi accorgo degli altri che bussano alla mia porta e chiedono che li faccia entrare nella mia vita come voglio che entri Gesù.

Gesù missionario del Padre

GESÙ MISSIONARIO DEL PADRE

PREMESSA:  in questa catechesi parlerò di Dio come di Lui parla la Genesi e in genere tutto lA.T.: parlero’ cioè di un Dio ANTROPOMORFO, Con quel che ne consegue. Ci troveremo quindi in situazioni e discorsi che rispecchiano il nostro modo umano di pensare e di agire. So bene che Dioètrascendente! Però so anche che si èincarnato ed ha camminato per le nostre strade, mangiato a tavola con noi…

 

Il progetto di Dio, rivelato attraverso le sacre scritture è un piano che mira alla salvezza dell’uomo che, dopo il peccato originale, si è allontanato dalla casa del Padre.

I profeti, con le parole e con gli scritti, sono un continuo stimolo alla conversione, proposta in tanti modi: esortazioni, proposte, minacce, punizioni… Tutti gli sforzi di comunicazione sono volti a far tornare l’uomo ad un’amicizia con Dio.

L’autore della Lettera agli Ebrei esordisce proprio mettendo l’accento su questa “necessità” di Dio: la salvezza dell’uomo.

1 Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, 2ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. (Ebrei 1)

San Paolo nella prima lettera a Timoteo ci dice:

Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. (1,15)

Chiariamo subito un termine: Messia non vuol dire “messo” o “messaggero”, o “inviato” ma vuol dire “unto”. La corrispettiva parola greca: “Cristo” vuol pure dire “unto”. Nell’Antico Oriente si ungevano i profeti e i re a indicare il compito, la missione speciale a cui erano chiamati. In italiano, nel linguaggio comune, dire che una persona è unta non depone a favore della sua pulizia personale e quindi si sono italianizzati i termini ebraico e greco: Messia e Cristo, senza tradurre i termini ma traslitterandoli. Ne segue che Gesù, Messia del Padre, ha ricevuto una missione speciale: quella di dare la vita agli uomini “morti” per il peccato: Gesù dice di sé stesso:

…Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. (Giovanni 10,10)

In molti passi del N.T. si ripete che Gesù è stato inviato dal padre per salvare tutti gli uomini. L’Angelo dice a Maria che dovrà chiamare il suo figlio:Gesù; stessa cosa dice a Giuseppe, spiegando però il significato del nome:

Luca 1,31-33

31 Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù.

Matteo 1,21

Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

E ancora:

Atti 4:12

Innessun altroc’è salvezza; non vi è infatti altronomedato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati».

(Notate bene: “nome” sta per la persona)

Giovanni 3,16-17:

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.”

E ancorain molti altri passi del N.T. c’è questa affermazione con espressioni simili a queste appena dette.

 

Gesù è dunque la risposta del Padre alsuodesiderio di salvezza per l’umanità:è l’inviato, il missionario del Padre.

Noi siamo coinvolti, sia nel piano “A” che in quello, “B” quando con le nostre scelte di vita diamo una risposta adeguata alle attese di Dio nei nostri confronti:

Gv 1

11 Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l’hanno accolto.
12 A quanti però l’hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,

Mt 11,6

E beato colui che non siscandalizzadi me!

Romani 10,13:

Infatti: Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

In questa prospettiva, mi affascina e mi fa sognare… pensare che anche Dio abbia un “piano B”: sempre per lo stesso obiettivola salvezza dell’umanità:

piano “A”invio dei Profeti e loro parole e scritti: la Bibbia, A.T.

piano “B”invio del proprio Figlio che poi continua con la Sua Chiesa.

Dio s’impegna maggiormente!

Mentre nel piano “A” parla e propone per interposta persona (Profeti) nel piano “B” interviene di persona, direttamente (il proprio Figlio).

Dio viene incontro agli uomini in Cristo: gli uomini vanno incontro a Dio accettando il suo Cristo, che fa da mediatore fra noi e il Padre.

Quando Dio si mette in testa un progetto, non demorde.

Che idea pensare al Suo Figlio che si fa uomo!!!

Cristo è ilmediatore unico e perfettodella salvezza definitiva perché èDio e uomo nello stesso tempoperciò egli può davvero rappresentare il punto di incontro fra le due parti in contrasto. San Paolo sottolinea la concreta umanità di Cristo l'”uomo Cristo Gesù“:

Uno solo, infatti, è Dio euno soloil mediatore fra Dio e gli uomini,l’uomoCristo Gesù(1Tim 2,5).

Ancora, la Lettera agli Ebrei rafforza questa idea:

5 Per questo, entrando nel mondo, Cristo dice:
Tu non hai voluto né sacrificio né offerta,
un
corpoinvece mi hai preparato.
6 Non hai gradito
né olocausti né sacrifici per il peccato.
7 Allora ho detto:Ecco, io vengo
– poiché di me sta scritto nel rotolo del libro –
per fare, o Dio, la tua volontà
.

9… Con ciò stesso egli abolisce il primo sacrificio per stabilirne uno nuovo. 10 Ed è appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell’offerta delcorpo di Gesù Cristo, fatta una volta per sempre (10,5-10).

Domanda facile facile: Gesù, come ci ha riconciliati-salvati?

Risposta ovvia e altrettanto facile facile: con la Sua nascita, con la Sua vita, con la trasmissione del “messaggio”, con la Sua passione, morte e resurrezionee la nostra risposta di fede.

OK però manca una cosa, perché questo va bene per gli uomini del suo tempo. E come continua a salvare noi? Perché salva anche noi, pur essendo passati 2000 anni, vero? E allora ecco un’altra magnifica idea: un’idea da…Dio!!La CHIESA.

Gesù ha lasciato a continuare la sua operala CHIESAche è laSuapresenza in mezzo a noi:

A Cesarea di Filippo:

Matteo 16,18

Tu sei Pietro e su questa pietra costruirò la mia Chiesa; e tutte le potenze dell’inferno non potranno vincerla mai.

Sul monte dell’Ascensione:

Marco 16,15-20

15 Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate ilvangeload ogni creatura. 16 Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato… 19 Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto,mentre il Signore operava insieme con loroe confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

E Luca 24,28 aggiunge:

Di questo voi sietetestimoni.

Matteo aggiunge ancora:

20 … “insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco,io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo“. (Matteo 28)

Gli Evangelisti ci parlano di questo invio degli Apostoli.

Gli Atti degli Apostoli sono poi il racconto di come fecero e che cosa predicarono.

Atti 14,23

Poi Paolo e Barnaba fecero eleggere degli anziani per ogni chiesa, e dopo aver pregato e digiunato, li raccomandarono alla protezione del Signore, in cui avevano creduto.

Lettura gli Atti e le Lettere, troviamo una chiesaviva: come una persona (San Paolo poi ci dirà che è il corpo di Cristo): prega per Pietro in carcere, ha paura e si disperde dopo la morte di Stefano, discute per chiarire a se stessa e a tutti ciò che riguarda la fede (circoncisione ecc…) è premurosa verso i necessitati (vedove, poveri di Gerusalemme) e, soprattutto vuole condividere con gli altri il dono della fede in Gesù Cristo e nel suo Vangelo. È così che ad Antiochia, sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, per condividere la fede in Gesù Cristo, vengono inviati Saulo e Barnaba che s’inventano il modo di fare missione, di “misionare”, come dicono gli amici spagnoli.

Atti 13, 1-4

1 C’erano nella comunità di Antiochia profeti e dottori: Barnaba, Simeone soprannominato Niger, Lucio di Cirène, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode tetrarca, e Saulo. 2 Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». 3 Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li accomiatarono.
4 Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, discesero a Selèucia e di qui salparono verso Cipro. …

E cosa facevano? Predicavano. Che cosa predicavano? il Vangelo di Gesù Cristo (cioè la Buona Notizia). E qual è questa buona notizia? La stessa che ci ha portato Lui: “il regno dei cieli, il regno di Dio”

La Buona Notizia (il vangelo) del regno.

In seguito Egli (Gesù) se ne andava per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio. (Luca 8,1)

E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi. (Luca 9,2)

Aveva già fatto le prove di “missione” con Apostoli e Discepoli

1 Egli allora chiamò a sé i Dodici e diede loro potere e autorità su tutti i demòni e di curare le malattie. 2 E li mandò ad annunziare il regno di Dio e a guarire gli infermi. (Luca 9)

1 Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. (Luca 10)

6 Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.
7 Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. (Marco 6,6-7)

Tutta questa storia era cominciata così:

Piano “A”

E questo è ilpiano “A”che va dalla creazione a dopo il peccato originale,i Profeti: parole e scritti(Bibbia A.T.) a cominciare da GENESI.

E poi, Piano “B”:

come dice l’esordio della già citata lettera agli Ebrei (Ebrei, 1):

Piano “A”

1 Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti,

Piano “B”

2ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.

E il nuovo piano, quello “B” comincia con lestesseparoledel piano “A”: “en arké”. Come a dire: il piano “A” non ha funzionato, riproviamo! E per accentuare l’attenzione su questo nuovo inizio, esordisce conle stesse parole:

 

Ma ilmododi questo piano “B” è del tutto nuovo. e il modo del nuovo inizio è questo

 

Il testo dice “si attendò” e non “venne ad abitare” (E il Verbo si fece carnee venne ad abitare in mezzo a noi. – traduzione CEI).

Tutto, infatti, ricomincia davvero: quando gli Ebrei, liberati dalla schiavitù dell’Egitto vanno verso la terra promessa, nel deserto abitavano nelle tende e anche Dio aveva la sua tenda (quella dell’Arca dell’Alleanza) e stava in mezzo a loro. Nel deserto divennero uomini liberi e popolo ed ebbero una legge, come tutti i popoli – salvo che a loro la legge l’ha data Dio.

Così ora nel nuovo inizio abbiamo Dio che si attenda in noi, per realizzare un nuovo popolo, liberato dalla schiavitù del peccato, in cammino per realizzare il REGNO: la CHIESA.

 

Tutti i cristiani, in forza del battesimo (non dell’Ordine Sacro o dei voti religiosi) sono tenuti a esseretestimoni(mi sarete testimoni) e ad evangelizzare = far nascere e crescere la Chiesa.

E il giorno che permetteremo a Gesù (il Verbo)di piantare la sua tenda in noi, quel giorno è Natale.

Il calendario? Esiste anche il Natale del calendario, certo… per chi si accontenta!

Eucaristia – celebrazione

EUCARISTIA E CELEBRAZIONE

CATECHESI

 

 

Il Sacramento dell’Eucaristía (sempre dal Cat. Pio X) Capo IV Eucaristia

  • 1. Sacramento, istituzione, fine.

DEFINIZIONEL’Eucaristia è il sacramento (genere) che, sotto le apparenze del pane e del vino, (differenza specifica) contiene realmente Corpo, Sangue, Anima e Divinità del Nostro Signore Gesù Cristo per nutrimento delle anime.

  1. Qual è lamateriadell’Eucaristia?

Materia dell’Eucaristia è il pane di frumento e il vino di uva.

  1. Qual è laformadell’Eucaristia?

Forma dell’Eucaristia sono le parole di Gesù Cristo Questo é il Corpo mio; questo é il Calice del Sangue mio… sparso per voi e per molti a remissione dei peccati.

  1. Chi èministròdell’Eucaristia?

Ministro dell’Eucaristia è il sacerdote il quale, pronunziando nella Messa le parole di Gesù Cristo, cambia il pane nel Corpo e il vino nel Sangue di Lui.

  1. Gesù Cristoquando istituì l’Eucaristia?

Gesù Cristo istituì l’Eucaristia nell’ultima Cena, prima della sua Passione, quando consacrò il pane e il vino, e li distribuì agli Apostoli come Corpo e Sangue suo, comandando che poi facessero altrettanto in suamemoria.

……

  1. Quando diventano Corpo e Sangue di Gesù il pane e il vino? Il pane e il vino diventano Corpo e Sangue di Gesù al momento della consacrazione.
  2. Dopo la consacrazione non c’è più niente del pane e del vino?

Dopo la consacrazione non c’è più né pane né vino, ma ne restano solamente le specie o apparenze, senza la sostanza.

  1. Che cosa sono le specie o apparenze?

Le specie o apparenze sono tutto ciò che cade sotto i sensi, come la figura, il colore, l’odore, il sapore del pane e del vino.

  1. Sotto le apparenze del pane c’è solo il Corpo di Gesù Cristo, o sotto quelle del vino c’è solo il suo Sangue?

No, sotto le apparenze del pane c’è tutto Gesù Cristo, in Corpo, Sangue, Anima e Divinità; e così sotto quelle del vino.

  1. Quando si rompe l’ostia in più parti, si rompe il Corpo di Gesù Cristo?

Quando si rompe l’ostia in più parti, non si rompe il Corpo di Gesù Cristo, ma solamente le specie del pane; e il Corpo del Signore rimane intero in ciascuna parte.

  1. Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo? Si, Gesù Cristo si trova in tutte le ostie consacrate del mondo. 334. Perché si conserva nelle chiese la santissima Eucaristia?

La santissima Eucaristia si conserva nelle chiese, perché i fedeli l’adorino, perché la ricevano nella comunione, e perché sentano in essa la perpetua assistenza e presenza di Gesù Cristo nella Chiesa.

 

PER ME VIVERE È CRISTO

“Questo sacramento ci trasforma nel Corpo di Cristo, in modo che siamo ossa delle sue ossa, carne della sua carne, membra delle sue membra”   Sant’Alberto Magno

L’Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana». Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 11.

L’eucaristía, o comunione, o santa cena, per gran parte delle Chiese cristiane, è il sacramento istituito da Gesù Cristo durante l’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione e morte. Il termine deriva dal greco ε?χαριστ?ω(eucharisteo:‘ringrazio, rendo grazie’). Il Nuovo Testamento narra l’istituzione dell’eucaristia in quattro passi:

1Corinzi 11,23-25; Matteo 26,26-28; Marco 14,22-24; Luca 22,19-20.

1 Corinzi 11

24e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me. 25Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me.

Matteo 26

26Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: «Prendete, mangiate: questo è il mio corpo». 27Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, 28perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. 29Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio».

Marco 14
22 Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. 24 E disse: «Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti. 25 In verità vi dico che io non berrò più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio».

Luca 22

19 Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 20 Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».

Giovannipur dedicando all’ultima cena ben 5 capitoli del suo Vangelo (contro parte di un capitolo negli altri Vangeli) non parla dell’istituzione dell’Eucaristia. I commentatori dicono che è perché ne ha parlato nelCap. 6: il discorso del pane di vita alla sinagoga di Cafarnao.

***

Il “fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me” (1Cor 11,25). Introduce il concetto di memoriale “ricordo attualizzante”: categoria biblica del memoriale (zikkaron; anamnesis; memoria) (Walter Kasper:Sacramento dell’unità. Eucaristia e Chiesa, (= Giornale di teologia 305), Queriniana, Brescia, 2004).

La celebrazione dell’Eucaristia è appunto questo: il Memoriale della cena e della Passione del Signore e cioè ringraziamo, rendendo attuali questi momenti della salvezza che non sono un ricordo-ricordare ma un vivere-rivivere. Se io ricordo una cena, dopo non solo non mi sono levato la fame ma, forse ne ho più di prima.

Quando celebriamo il memoriale riviviamo la Cena e la Passione che avvengono nel momento stesso della celebrazione. Il memoriale – attualizzazione della celebrazione – vuol dire che i meriti di quell’evento, ora attualizzato, diventano attuali, presenti e cioè che la santa Messa ha, qui e ora, in questa celebrazione, i meriti della salvezza operata con la Passione, Morte e Risurrezione di Gesù.

I primi cristiani designano le loro assemblee eucaristiche con l’espressione: “Frazione del pane“, perché questo rito, tipico della cena ebraica, è stato utilizzato da Gesù quando benediceva e distribuiva il pane come capo della mensa, soprattutto durante l’ultima Cena.  Da questo gesto i discepoli lo riconosceranno dopo la sua risurrezione (Es. Emmaus, Lc 24,30s). Con l’espressione “comunione” intendono significare che tutti coloro che mangiano dell’unico pane spezzato, Cristo, entrano in comunione con lui e formano in lui un solo corpo: la Chiesa.

Sant’Ireneo di Lione (130-202 circa),Adversus haereses, 4, 18, 5: SC 100, 610 (PG 7, 1028).

 

La prima comunità cristiana

Atti 2,42-46

42 Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nellafrazione del panee nelle preghiere. 43 Un senso di timore era in tutti e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.

Frazione del pane, con tale espressione i primi cristiani designeranno le loro assemblee eucaristiche.

Atti 20,7-12

7 Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poiché doveva partire il giorno dopo, prolungò la conversazione fino a mezzanotte. 8 C’era un buon numero di lampade nella stanza al piano superiore, dove eravamo riuniti; 9 un ragazzo chiamato Eutico, che stava seduto sulla finestra, fu preso da un sonno profondo mentre Paolo continuava a conversare e, sopraffatto dal sonno, cadde dal terzo piano e venne raccolto morto. 10 Paolo allora scese giù, si gettò su di lui, lo abbracciò e disse: «Non vi turbate; è ancora in vita!». 11 Poi risalì, spezzò il pane e ne mangiò e dopo aver parlato ancora molto fino all’alba, partì. 12 Intanto avevano ricondotto il ragazzo vivo, e si sentirono molto consolati.

Il primo annunzio dell’Eucaristia ha provocato una divisione tra i discepoli (Gv 6,22-71), così come l’annunzio della passione li ha scandalizzati: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?» (Gv 6,60). L’Eucaristia e la croce sono pietre d’inciampo. Si tratta dello stesso mistero, ed esso non cessa di essere occasione di divisione: «Forse anche voi volete andarvene?» (Gv 6,67): questa domanda del Signore continua a risuonare attraverso i secoli, come invito del suo amore a scoprire che è lui solo ad avere «parole di vita eterna» (Gv 6,68) e che accogliere nella fede il dono della sua Eucaristia è accogliere lui stesso.

Poiché questo pane e questo vino sono stati «eucaristizzati», come tradizionalmente si dice, «questo cibo è chiamato da noi Eucaristia, e a nessuno è lecito parteciparne, se non a chi crede che i nostri insegnamenti sono veri, si è purificato con il lavacro per la remissione dei peccati e la rigenerazione, e vive così come Cristo ha insegnato». CfSan Giustino(2° secolo), Apologia, 1, 65-66: CA 1, 180 (PG 6, 428).

DIDAKÈ(Circa anni 90)

Capitolo 9

  1. Riguardoall’eucaristia, così rendete grazie:
  2. dapprima per il calice: Noiti rendiamo grazie, Padre nostro, per la santa vite di David tuo servo, che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo.

A te gloria nei secoli.

  1. Poi per il pane spezzato:Ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te gloria nei secoli.
  2. Nel modo in cui questo pane spezzato era sparso qua e là sopra i colli e raccolto divenne una sola cosa, così si raccolga la tua Chiesa nel tuo regno dai confini della terra; perché tua è la gloria e la potenza, per Gesù Cristo nei secoli.
  3. Nessuno però mangi né beva della vostraeucaristiase non i battezzati nel nome del Signore, perché anche riguardo a ciò il Signore ha detto: «Non date ciò che è santo ai cani». (cap. 9)

“Capitolo 14

  1. Nel giorno del Signore, riuniti,spezzate il paneerendete graziedopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro.
  2. Ma tutti quelli che hanno qualche discordia con il loro compagno, non si uniscano a voi prima di essersi riconciliati, affinché il vostro sacrificio non sia profanato.
  3. Questo è infatti il sacrificio di cui il Signore ha detto: «In ogni luogo e in ogni tempo offritemi un sacrificio puro, perché un re grande sono io – dice il Signore – e mirabile è il mio nome fra le genti».  (Didaché cap 14)

 

La Comunione:Chi non mangia… chi mangia…Gv.6,53 Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

 

Semìni:

1 – Non si mangia perché non confessati: ma non si mangia perché abbiamo peccato: scelta di vita sbagliate.

2 – Pane e vino sono cibi comuni e usuali nelle nostre mense: comunione non evento straordinario ma comune e usuale.

 

Nota Bene.Trovate un’altra riflessione sull’Eucaristia e sulla “necessità di mangiare” a questo link sulla pagina del Centro Giovanile Domenicano:http://www.predicazione.it/cgd/Gruppo_giovanile/rifless_sulla_eucaristia.html

 

 

Selargius 16 luglio 2020 Festa della Madonna del Carmine

Eucaristia fino a Bolsena – storia

L’EUCARISTIA NELLA CHIESA

FINO A BOLSENA – ORVIETO

CATECHESI

Selargius 2 luglio 2020 – via zoom

 

Abbiamo da poco celebrato la solennità del Corpus Domini e recitato e cantato la liturgia delle ore con i suoi splendidi inni. Come domenicano mi sono sentito orgoglioso del lavoro compiuto da san Tommaso d’Aquino, mio confratello e insegnante negli anni di formazione e poi per tutta la vita. Ne ho voluto sapere di più, perché, pur invecchiando, non mi è venuta meno la curiosità e la voglia di sapere, anzi, penso che sia accresciuta. Cosi ho cercato…

Il culto dell’Eucaristia. Sapevo benissimo che fin dall’inizio la Chiesa aveva come segno d’incontro e di riconoscimento la frazione del pane e quindi la celebrazione e la partecipazione all’Eucaristia, ma com’è che poi “il prendete e mangiate” si è allargato a “prendete e fate ore di adorazioni”, “prendete e fate processioni”…? E così ho cercato di capire sia lo sviluppo sia il perché di questo sviluppo.

Prima che Urbano IV promulgasse la bolla “transiturus” del 1264 con la quale la festa del Corpus Domini veniva estesa alla Chiesa universale, la “festa” dell’Eucaristia, con relativaliturgia del Corpus Domini, esisteva già, ma solo nelle chiese locali dove si sentiva l’esigenza di questo culto speciale.

I movimenti cosiddetti “evangelici” che nascevano nel laicato della Francia meridionale e nel nord d’Italia spesso facevano propri idee e atteggiamenti eretici.

Gli albigesi del sud della Francia negavano che l’Eucaristia fosse un sacramento.

I movimenti popolari dei paesi del nord Europa, soprattutto in Belgio, esercitavano e diffondevano un’intensa devozione per l’Ostia consacrata. Soprattutto le beghine, pie donne che vivevano presso chiese, monasteri o conventi, si fecero sensibilizzatrici e portatrici di questo culto.  Nomi per la maggior parte di noi sconosciuti, ma ben noti e venerati nei Paesi Bassi: Maria d’Oignies, Santa Giuliana di Mont-Cornillon, Cristina di Saint-Trond, Ida di Nivelles, Isabella di Huy, e soprattutto Eva, la reclusa di Saint-Martin, sono il cuore di questo movimento eucaristico, organizzato specialmente dalla diocesi diLiegi. Centro del culto è l’Ostia consacrata. Siamo tra la fine del 1100 e l’inizio del 1200.

Si era intanto diffusa l’usanza di conservare il Santissimo nel tabernacolo, di esporre l’ostia in un ostensorio posto sull’altare, qualche volta anche durante la Messa, di suonare un campanello al momento dell’elevazione affinché tutti i fedeli contemplassero l’Eucaristia e di impartire la benedizione col Santissimo Sacramento.

Nell’estate del 1246, data la grandissima e sentita diffusione locale della devozione per il «Corpo del Signore», su pressione di Santa Giuliana (1192 circa – 5 aprile 1258), Roberto di Torote, vescovo di Liegi, autorizzò tale culto per la propria diocesi, legandolo anche a una speciale festività, da celebrarsi il primo giovedì successivo alla domenica dopo Pentecoste, festa della Santissima Trinità.

La scelta del giovedì era legata al Giovedì Santo, quando Gesù istituì il sacramento dell’Eucaristia. Siccome le celebrazioni della Settimana Santa finivano col ridurre le manifestazioni di venerazione per il Corpo di Cristo, fu scelto appositamente un giorno che fosse al di fuori della Quaresima per celebrare la festa in modo più solenne.

Nel 1252 (6 anni dopo l’istituzione della festa a Liegi) il cardinale legato (oggi si dice nunzio apostolico) di Germania, il domenicano Ugo di Saint-Cher fu così colpito dalle solennità eucaristiche a cui assistette a Liegi, che estese la festa in tutti i territori della sua legazione con un’ordinanza del 29 dicembre 1252. La stessa fu confermata l’anno seguente dal suo successore il cardinale Pietro Capocci.

Giacomo Pantaléon, il futuro Urbano IV, fu presente alle celebrazioni di Liegi, dove risiedeva in qualità di “Arcidiacono”. Potè conoscere personalmente Roberto, il vescovo di Liegi, Santa Giuliana di Mont-Cornillon, ed Eva, la reclusa di Saint-Martin.

A quanto pare, la Santa Sede ricevette numerose petizioni perché la festa ormai chiamata comunemente del “Corpus Domini” fosse estesa a tutta la Chiesa, ma, pur essendo al corrente dell’esistenza del movimento eucaristico belga, papa Urbano IV (Giacomo Pantaléon) e i suoi predecessori non si mossero finché la gente in Italia non ebbe il “suo” miracolo, il famoso «miracolo di Bolsena»,che ne destò il fervore nei confronti del sacramento.

Il più antico resoconto di questo miracolo è contenuto nellaChronica(III, tit. 19, cap. 13) del domenicano S. Antonino da Firenze († 1459). Antonino racconta che un prete tedesco (in effetti di Praga, di nome Pietro), al rientro di un pellegrinaggio a Roma, stava celebrando la Messa nella chiesa di S. Cristina nella cittadina umbra di Bolsena. Assalito da gravi dubbi sullatransustanziazionedel pane e del vino, vide colare sangue dalle specie consacrate: ne fu imbevuto il corporale. La notizia del miracolo si sparse e subito per tutto il villaggio e le località circostanti. Si organizzò unaprocessioneper portare il corporale imbevuto di sangue a Urbano IV, che si trovava allora aOrvieto, a pochissima distanza daBolsena. È opinione universale che risalga a quell’epoca la decisione di Urbano IV di estendere in tutto il mondo la festa del Corpus Domini.

L’unica data che ci resta del miracolo, riprodotto in uno dei dipinti di Raffaello conservato in Vaticano – stanze di Raffaello, è il 1264.

L’11 agosto 1264, Urbano IVpromulgava labollaTransiturus, in cui decretò l’istituzione della festa per la Chiesa universale e diede disposizioni per la composizione del relativo testo liturgico per la celebrazione. Per la data della bolla (11 agosto 1264), la nuova «liturgia romana» era certamente pronta per essere distribuita. Urbano volle la nuova celebrazione obbligatoria in tutto il mondo cristiano. Lo stesso giorno della promulgazione della bolla, Urbano inviò un’altra bolla, simile a quella che aveva appena firmato, al Patriarca di Gerusalemme. Insieme alla bolla inviò anche il testo liturgico della celebrazione contenente «nove lezioni, con il responsorio, i versetti, le antifone, i salmi, gli inni e preghiere speciali adatte per quella festività».

L’8 settembre 1264 Papa Urbano inviò a Liegi una lettera personale a Eva, la reclusa di Saint-Martin, in cui le riferiva l’inaugurazione di questa festa alla corte papale. Accompagnava la lettera un «quaternum» contenente il testo della liturgia romana. È un documento straordinario che dà l’idea del tipo di relazione che legava Urbano ai suoi amici di Liegi dove, come detto, aveva vissuto esercitando il compito di Arcidiacono. La celebrazione della nuova festività ebbe luogo probabilmente tra l’11 agosto, data in cui fu istituita la nuova forma liturgica, e l’8 settembre, quando Urbano inviò a Eva di Saint-Martin la lettera con la descrizione della cerimonia.

La festa romana non si svolse quindi nel giorno fissato per il Corpus Domini, e cioè il primo giovedì successivo all’ottava di Pentecoste, che nel 1264 avrebbe avuto come data il 19 giugno, venne invece celebrata a Orvieto tra l’11 agosto e l’8 settembre.

Il formulario liturgico per la messa e l’ufficio per la festa e per l’ottava era sicuramente pronto per l’11 agosto, quando ne furono distribuite le copie.

La nuovaliturgia fu detta «romana»per distinguerla dalle precedenti, di tipodiocesano, nazionale(come nel caso della Germania) ecistercense, ed è la stessa chefu attribuita a San Tommaso. Non ho il compito né l’intenzione di verificare se questa liturgia sia stata scritta da San Tommaso o da non si sa chi: altri studiosi, storici e archivisti, l’hanno fatto per me e sono arrivati all’unanime conclusione che San Tommaso è l’Autore. Questa Liturgia, la “liturgia romana”, appunto, comprendeva la messa e l’ufficio per la festa e per l’intera ottava; la messa (Cibavit eos, le parole con le quali inizia) non ha subìto, a quanto pare, particolari modifiche in seguito alle riforme liturgiche operate da Pio V e Pio X. Le antifone, le orazioni e la sequenza sono senz’altro ancora quelle originali. Rimando al linkhttp://www.predicazione.it/catechesi/San_Tommaso_poeta.html  dove si parla diffusamente di questo tema: San Tommaso poeta e innamorato dell’Eucaristia. Sempre nella stessa sezione si trovano i testi degli inni di s. Tommaso:http://www.predicazione.it/catechesi/Inni_eucaristici_di_san_tommaso.html

Lasequenzadella messa (Lauda SionSalvatorem) è veramente straordinaria, tanto da non poter neppure essere paragonabile con i canti o gli inni precedenti. Il canto delLauda Sionè infattinotevolenon soloper la poesiache lo pervade ma ancheper il suo contenuto teologico; le singole strofe seguono da vicino la dottrina sull’eucaristia esposta da Tommaso nella terza parte dellaSumma Theologiae(III pars, qq. 73-83. Potete trovare la summa theologiae di san Tommaso in latino-italiano in vari siti, tra cuihttp://www.carimo.it/somma-teologica/somma.htm).

La sequenza, riecheggia antichi motivi, nessuno dei quali può però vantare la stessa bellezza e profondità.

Tornando alla nostra storia, la bollaTransiturusfu promulgatal’11 settembre 1264e le prime celebrazioni solenni si tennero a Orvieto fra l’11 agosto e l’8 settembre. Il 2 ottobre di quello stesso anno moriva Urbano IV e della bolla non si sentì più parlare.

Clemente V durante il Concilio Ecumenico tenutosi in Francia, a Vienne (16 ottobre 1311 – 6 maggio 1312) aveva deciso di far riunire in un’unicaCostituzione, nota fin da allora con l’appellativo di «Clementina», tutti i decreti della Chiesa, non ancora codificati a partire da quelli promulgati da Gregorio IX (Anagni, 1170 circa – Roma, 22 agosto 1241 – papa nel 1227 – canonizzò s. Domenico, s.Francesco e s.Antonio). Durante detto Concilio papa Clemente V presentò anche la bollaTransiturusdi Urbano IV che risultò praticamente sconosciuta a tutti gli Ordini e Diocesi ivi rappresentati. Quindi era stata messa nel dimenticatoio. La festa del Corpus Domini ha difficoltà a decollare (Chissà: beghine e simili, vari devozionismi che la propagandavano…!). Clemente V morì prima di poter condurre a termine il suo progetto e laCostituzione Clementinafu promulgata daGiovanni XXIInel 1317.Soloda allora in poi la festa del Corpus Domini fu estesa veramente, di fatto, alla Chiesa universale.

Anche l’Ordine Domenicano non prese nessuna iniziativa, riguardo a questa “nuova” festa fino alle nuove disposizioni impartite dalla Santa Sede nel 1317.

Fu solo durante il Capitolo Generale dell’Ordine domenicano riunito aLione nel 1318che si decretò che in ogni convento dell’Ordine la festa del Corpus Domini fosse celebrata il giovedì dell’ottava della festa delia Santissima Trinità, come decretato dal Concilio di Vienne; al Maestro dell’Ordine spetta il compito di procurare il testo dell’ufficio». NelCapitolo Generale del 1322, che si tenne a Vienna (Austria), la festa fu adottata ufficialmente dall’Ordine:

“Poiché il nostro Ordine ha il dovere di conformarsi nell’ufficiatura divina, per quanto possibile, alla Santa Romana Chiesa, e in modo particolare nell’ufficiatura che è unprodotto del nostro Ordine su istanza apostolica, vogliamo ora che l’ufficiatura del Corpus Domini, composta, come si afferma (ut asseritur), dal venerabile dottore Tommaso d’Aquino, sia usata da tutto l’Ordinenel giovedì dopo la festa della Trinità e durante l’ottava inclusa e che tale ufficiatura venga iscritta nell’Ordinarium, al suo proprio posto. L’Ordine domenicano aveva allora un suo proprio rito.

Questa ordinanza fu ripetuta con le stesse parole l’anno seguente a Barcellona: decollo difficile! (moph 4, p. 144).

Nel 1322i padri riuniti in Capitolo hanno riconosciuto

1) che un membro dell’Ordine domenicano aveva composto un ufficio del Corpus Domini («un prodotto del nostro Ordine») su richiesta di Urbano IV;

2) che l’Ordine era statonegligentenel non avere subito inserito la festa nell’Ordinariumdomenicano;

3) che l’autore dell’«ufficio romano» era Tommaso d’Aquino. L’espressione «come si afferma» (ut asseritur) non si riferisce a voci o dicerie, come qualcuno sostiene, ma deve essere interpretata alla luce delle parole che la precedono, «un prodotto del nostro Ordine», riferite a fra Tommaso d’Aquino.

 

Nel1322– data del Capitolo Generale di Vienna – il processo per la canonizzazione di Tommaso era già a buon punto: Giovanni XXII (il papa della promulgazione della Clementina) lo canonizzerà l’anno seguente – 18 luglio 1323.

L’ordinanza emessa dal Capitolo del 1322 potrebbe costituire, una presentazione di scuse per avere trascurato la bollaTransiturusdel 1264. Il capitolo generale del 1265 avrebbe dovuto, infatti, ottemperare ai desideri di Urbano IV e introdurre nel proprio calendario la festa e la sua ottava, indipendentemente dall’autore della liturgia. Verrebbe da chiedersi che cosa pensasse Tommaso di tale negligenza (nemo propheta in patria…?!). L’unica scusa valida potrebbe essere che così tanti altri Ordini, Diocesi e nazioni avevano ignorato la bolla.